Luca Fox Blog – Gli Abbracci, i baci e le carezze mortali del Coronavirus: senza più toccarci diventeremo dei Cyborg disincarnati.

Frammenti al Capitolo 4

Copyright© 2020 Luca Vincenti All Right Reserved. 

2020

l’Anno del Topo

ll Nuovo Libro di Luca Vincenti

vai alla versione tradotta in lingua romenùa 🇷🇴

„Questa vita da incubo, da persone recluse, senza poterci incontrare, abbracciarci, toccare, è come pretendere di abbronzarsi al sole d’estate in un giorno di eclissi lunare.

Al “risveglio” – da questo che è un brutto sogno – abbiamo tristemente constatato che tutto attorno a noi, si era improvvisamente ristretto.

Il nostro mondo fatto di latitudini e longitudini, di immensi spazi verdi ed aree di cemento e di chilometri da percorrere adesso si era in un solo giorno rimpicciolito, come ritiratosi in una scatola di cartone striminzita e mandata al macero.

Noi umani per difenderci dal virus e sopravvivere avevamo dovuto proteggerci attraverso delle barriere fisiche – le mura delle nostre abitazioni – e ponendo rigidi divieti sociali. Isolarci.

 

Questa nuova malattia del Covid19 in poche settimane ci ha imposto l’auto-esilio, ci ha obbligato a vivere separati gli uni dagli altri, evitando di vederci, di incontraci, di lavorare, di andare a scuola, di muoverci liberamente riducendo noi umani a una colonia di topi da laboratorio in versione tecnologica, rinchiusi senza giro di chiave in un dorato labirinto di Dedalo„.

 

«Dal libro l’Anno del Topo»
di luca vincenti

Copyright© 2020 Luca Vincenti All Right Reserved. 

“Gli abbracci sono il mondo ideale nel quale ogni essere umano desidererebbe vivere…”.

8 Aprile 2020

era Il 4 ottobre del 2019, 6 mesi prima che si verificasse questa epidemia sociale del Covid19 (prima ancora che epidemia biologica) postavamo su Facebook questo nostro citato: “Gli abbracci sono il mondo ideale nel quale ogni essere umano desirerebbe di vivere…”.

Questa citazione sembrava probabilmente buttata lì, scritta in chissà quale momento di tiepida nostalgia dell’autore, parole che suonavano forse un po’ appiccicaticce, come il sapore di una caramella gelatinosa che si squaglia nella bocca.

Oggi quel citato scritto di 6 mesi fa, suona un po’ come un onirico sogno premonitore di ciò che realmente avremmo vissuto in questo preciso momento storico.

“Gli abbracci sono il mondo ideale nel quale ogni essere umano desidererebbe vivere…”.

Questa pandemia ci ha svegliato di sobbalzo, lasciandoci increduli, esterrefatti mentre ancora ci stropicciavamo gli occhi, così come quando ci si sveglia improvvisamente da un incubo che non è ancora perfettamente contornato.

Chi di noi qualche mese fa, nel gennaio del 2020, avrebbe mai pensato che di li a poco avremmo vissuto in un mondo senza abbracci?  Senza toccarci, evitandoci, fuggendo uno dall’altro per non contaminarci a vicenda?

Chi avrebbe mai pensato che l’unico modo di abbattere la distanza sociale, sarebbe stato quello di socializzare attraverso i social media (i media-mondo) e la rete internet?

Chi di noi poteva mai pensare di arrivare a condurre un’esistenza senza strette di mano, oppure astenendoci dal dare una pacca sulle spalle ad un proprio amico o conoscente che fino al giorno prima vedevamo tutti i giorni al bar davanti ad un caffè?

Qualche mese fa ci sembrava letteralmente impossibile pensare che avremmo avuto paura di essere contagiati proprio dalle persone che meglio conoscevamo.  Credevamo forse di poter morire dopo aver accarezzato il corpo o il viso di una persona verso la quale manifestavamo attrazione?

Potevamo mica pensare di ammalarci con una semplice ed innocente carezza fatta a un bambino? Oppure essere noi stessi il veicolo di contagio verso questo, verso i suoi genitori, o verso i suoi nonni? La risposta è no, non potevamo immaginare.

Nessuno poteva immaginare che un invisibile virus poteva divorare lentamente il nostro modo di vivere, colpendo a morte le nostre relazioni interpersonali, le abitudini il nostro modo di essere individui sociali destinandoci all’isolamento, all’esclusione sociale a questa nuova forma di auto-emarginazione e di allontanamento del nostro corpo dagli altri corpi.

 

 

Il Virus invisibile che amputa le relazioni interpersonali di tutti gli esseri umani, e che uccide “qualcuno”.

Con tutta buona probabilità se continueremo ad isolarci il coronavirus è un morbo che ucciderà fisicamente solo una piccola parte di persone, ma colpirà tutti e con tutta la sua forza l’essere umano nelle sue relazioni interpersonali, disincarnando l’uomo dalla sua socialità, separandoci, distanziandoci dai nostri simili.

La prima volta che abbiamo appreso da fonti autorevoli che non avremmo dovuto abbracciare i nostri cari, i nostri amici (per non infettarli e non porli in pericolo e per non essere infettati) credo che tutti noi abbiamo per un attimo sorriso e creduto che questa cosa non potesse essere vera, o che essa non potesse mai avvenire.

“Ma come, da oggi, non devo abbracciare più i miei genitori, i miei nonni?”.  “Una malattia così pericolosa si può prendere così facilmente attraverso un semplice abbraccio o una stretta di mano, una carezza?” Questo ci chiedevamo.

Ed ecco che i medici, gli scienziati, confermavano che era proprio così, ed i ricoveri, i morti ne davano l’infelice certezza di questa possibilità . Anche noi ci convincevamo che gli abbracci, le carezze, e darsi la mano erano tutte modalità di contagio e di propagazione di questa malattia.

Abbiamo rinunciato agli abbracci, alle carezze, ai baci, ad incontrarci. Pur senza morire, siamo spariti dalla faccia della terra – o almeno – questo ha fatto la maggioranza di noi.

Il Bacio al tempo del coronavirus è la rivisitazione dell’opera del 700 di Francesco Hayez. Lo street artist TvBoy ha ridisegnato l’opera ai giorni nostri

C’è da dire che ad oggi esistono ancora persone che ritengono che questo virus non esista e che ciò che vediamo sui media sia addirittura una invenzione (una costruzione della realtà) ad opera di qualcuno per un certo interesse (a volte bene precisato, altre volte no). La domanda che mi rivolgono, sempre la stessa domanda è la seguente: “tu hai visto coi tuoi occhi… Hai visto i morti?”

C’è ancora invece chi ritiene che tutto ciò che vediamo rappresentato sui media sia una pura esagerazione, che di coronavirus muoiano solo gli anziani, o solo coloro con patologie pregresse, che sia in atto una selezione naturale darwiniana, che uccide vecchi, mezzi vivi, mezzi morti, malati, esseri inutili (sic!).

Chi ha ragione “non si sa” – posso dire a  costoro – sta di fatto che tutti noi, inclusi gli scettici, viviamo la nostra vita da reclusi, nascosti da un perfido male invisibile che ci sta dando la caccia.

 

Vivere isolati senza poterci incontrare è come voler abbronzarsi al sole in un giorno di eclissi d’estate .

Sociale e Coronavirus. Essere vicini malgrado il metro di distanza.

Questa vita da incubo, da persone recluse, senza poterci incontrare, abbracciarci, toccare, è come pretendere di abbronzarsi al sole d’estate in un giorno di eclissi lunare.

Al “risveglio” – da questo che è un brutto sogno – abbiamo tristemente constatato che tutto attorno a noi, si era improvvisamente ristretto.

Il nostro mondo fatto di latitudini e longitudini, di immensi spazi verdi ed aree di cemento e di chilometri da percorrere adesso si era in un solo giorno rimpicciolito, come ritiratosi in una scatola di cartone striminzita e mandata al macero.

Noi umani per difenderci dal virus e sopravvivere avevamo dovuto proteggerci attraverso delle barriere fisiche – le mura delle nostre abitazioni – e ponendo rigidi divieti sociali. Isolarci.

 

Questa nuova malattia del Covid19 in poche settimane ci ha imposto l’auto-esilio, ci ha obbligato a vivere separati gli uni dagli altri, evitando di vederci, di incontraci, di lavorare, di andare a scuola, di muoverci liberamente riducendo noi umani a una colonia di topi da laboratorio in versione tecnologica, rinchiusi senza giro di chiave in un dorato labirinto di Dedalo.

Ben presto ci siamo accorti di vivere in una dimensione onirica, in un mondo sospeso, fatto solo di tempo presente, in una realtà per così dire cristallizzata. Quanto sarebbe durata questa nostra nuova non vita? Nessuno sembrava saperlo!

 

Una nuova “non vita” senza calendario, fatta da tanti giorni tutti uguali e di distanza sociale preventiva.

La fuori – o meglio qua dentro – dentro la nostra comoda scatola che chiamiamo casa, un “nuovo” mondo pieno di incertezza ci aspetta. E’ un nuovo modo di “vivere” che sfugge alla percezione del futuro, e del passato, dove i giorni sono tutti uguali e non si differenziano mai tra lunedì, sabato e domenica.

Un nuovo modo di vivere dove il calendario, le ore indicate dal display dell’orologio digitale sono solo insignificanti numeri che ruotano senza alcuna rilevanza, che scandiscono il battere incessante della noia che solo i reclusi sanno pensare, ma anche la speranza di poter vedere ancora un altro giorno senza ammalarsi.

Noi nuovi “umani” del 2020, noi che sappiamo andare sulla luna e possiamo “tutto”, siamo per ora svuotati da ogni progetto di vita futuro, da ogni scopo sociale, e abbiamo come priorità di vita, solo la pura e “semplice” sopravvivenza.

Ci siamo accorti immediatamente che le comuni abitudini umane – a cui eravamo fin da piccoli stati socializzati ed abituati – come gli abbracci, le carezze, le strette di mano, i baci…  adesso sono chissà in quale mondo sparite.

Ciò che ci impone questa “nuova vita” come regola di base per la nostra sopravvivenza (e per la nostra autoconservazione) è l’osservazione della norma della reciproca distanza sociale e dell’autoisolamento.

 

 

Una nuova fase dell’umanità centrata sui bisogni primari di Maslow.

Il Virus ci ha reso consapevoli che una nuova fase dell’umanità è ormai sopraggiunta e che la stiamo attraversando come un mare in tempesta, come argonauti  degli anni 2000.  Scioccamente ci interroghiamo – senza avere divine o scientifiche risposte – perché questa “cosa” sia capitata proprio a noi.

È una fase di vita nuova per l’intera umanità, una fase che ci ha reso vulnerabili davanti a una nuova malattia con la quale – per adesso – dobbiamo conviverci senza perire, ma soprattutto siamo davanti alla necessità di difenderci dal male che può provocarci psicologicamente e socialmente il solo fatto di vivere ed esperire.

Il virus in nemmeno 15 giorni dal suo arrivo ci ha posto nella oggettiva condizione di rispolverale la realistica piramide dei bisogni formulata dallo psicologo Abraham Maslow quasi 70 anni fa.

Scala di Maslow psicologo

Perché oggi è chiaro a tutti, che ci troviamo a soddisfare solamente i nostri bisogni primari, quelli riconducili esclusivamente alla sfera fisiologica: mangiare, bere, dormire, proteggerci dalle intemperie, omeostasi, respiro, il sesso (anche se quest’ultimo è minacciato dalla paura sociale ed appare notevolmente eroso).

I nostri bisogni essenziali sono quelli che l’uomo in qualità di individuo biologico deve assolvere per assicurare la sua sopravvivenza sul pianeta. Mentre i bisogni secondari, cioè quelli sociali, identitari, quelli di appartenenza, relazionali e quelli relativi alla sfera simbolico-culturale etc, in questa nostra nuova vita, sono spariti, messi in letargo. Questi bisogni secondari si sono eclissati almeno se tentiamo di individuarli nella pratica della socialità tradizionale.

 

L’isolamento è l’alienazione come „coscientizzazione” del nostro ruolo evolutivo nella sopravvivenza della specie.

We are learning to find freedom from within our confinements...

I bisogni sociali dell’uomo, le proprie aspettative di ruolo, le relazioni sociali face to face che fanno parte del principale elemento dell’interazione sociale e strategica degli umani, in questa “nuova non vita” divengono per “scelta”, per istinto di conservazione, totalmente alienati, reificati, attraverso una politica di auto-costrizione del corpo, di auto-isolamento, dell’auto-segregazione sociale.

La Pragmatica della comunicazione umana tradizionale è totalmente alterata e l’essere umano, ora deve, ripensare alla sua socialità.

In poche settimane il virus ha ricodificato totalmente le regole della tradizionale convivenza sociale e della routine quotidiana, “coscientizzando” che la sopravvivenza della nostre specie è legata soprattutto dall’imperativo categorico di stare lontani gli uni dagli altri, e al rispetto di nuove regole che si fondano sulla distanza sociale reciproca, e sul senso di responsabilità degli uni, nei confronti degli altri.

 

Stare a casa significa coscientizzare la nostra vulnerabilità per poi domani vincere il virus.

La street art ai tempi del Coronavirus

Mai come in questo momento storico gli umani sono diventati così coscienti che non c’è più tempo per sperimentare, per imparare, per dubitare, di una teoria o di un’altra. Ora è il momento di stare a casa!

Nessuna teoria medica, psicologica, sociologica poteva avere un così grande impatto sulle masse deideologizzate del 21 secolo, nessuna formulazione teorica poteva avere una così forte presa sullo psichico delle persone.

La  paura della morte, il terrore di uscire per la strada e venire contagiati per poi essere curati (se vi è posto) poi condotti ed isolati in un ospedale dove ci aspettano medici con tute bianche, maschere e occhiali di protezione anti-contagio, ha convinto gran parte degli umani del pianeta a stare a casa rinchiusi come cavie nelle proprie abitazioni.

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Anche senza tanti stravaganti #hashtag, come quello #stiamo_a_casa  poi emulato in tutto il mondo (coniato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte) le immagini dei pazienti affetti da coronavirus rinchiusi in camere anticontaminazione, o nei reparti di rianimazione (ove non è consentito vedere i propri cari nemmeno prima della morte per il pericolo che il proprio corpo infetto possa contaminare ed uccidere qualcun altro) hanno fatto il giro del mondo dissuadendo eventuali coraggiosi avventurieri dallo scorrazzare serenamente per le strade del pianeta terra.

Le crude scene, che nel giro di poche settimane ci sono state mostrate dai media (attraverso  le nostre Tv a schermo piatto, telefoni e tablet iper-tecnologici) le migliaia di morti le centinaia di bare accatastate nelle chiese come legna pronta da ardere, hanno motivato la maggioranza di noi umani a non uscire di casa.

La rapidità del contagio, la sua diffusione attraverso molteplici modalità hanno chiaramente mostrato una cosa che  ci eravamo dimenticati: che la nostra vita e quella del prossimo sono strettamente interdipendenti e che il nostro stesso corpo (che se non tamponato fino a prova contraria può essere infetto) potrebbe essere veicolo di contagio verso gli altri.

Questa “filosofia” della profilassi a tutti i costi, si è diffusa a tal punto, che i tamponi non potendo essere eseguiti in modo massivo su tutti gli umani, virologi hanno considerato di istruirci come se fossimo “tutti positivi”, ovvero tutti noi possibili portatori asintomatici e veicoli di contagio verso il prossimo.

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Se questa forma di isolamento sociale, di alienazione spontanea, da una parte preserva la nostra incolumità fisica attraverso l’autoconservazione della specie umana, dall’altro lato sta rendendo noi umani sempre più freddi, distaccati, lontani, dai nostri simili. Ovvero ci sta rendendo sempre meno sociali e socievoli, orientati quasi esclusivamente alla pura soddisfazione dei nostri bisogni primari.

Questo comportamento – è inutile negarlo – ci sta confinando progressivamente in una dimensione di anomia sociale, rendendoci sempre più lontani dall’altro da sé, più distanti dalle abitudinarie forme di socialità, tipiche della nostra “natura” umana: l’uomo inteso come animale sociale rischia adesso l’estinzione sul piano fisico, ma anche sul piano sociale.

Se questo isolamento sociale dovesse perdurare mesi, anni (nella fase 2 e/o successiva) dovremmo re-imparare a metabolizzare, a ricalibrare la distanza, il distacco dagli altri, la non tangibilità delle persone e delle cose (perché anche le cose e ora si scopre gli animali possono essere infettate ed essere oggetto di contagio).

 

Fase 2: tra scienza, proto-scienza e la “realtà virtuale”. L’Anti-socialità e la disincarnazione dell’umano sociale per la preservazione dei bisogni secondari.

Se nel breve periodo la malattia non dovesse venire sconfitta dalla ricerca scientifica (o quanto meno gestita, controllata nella sua letalità attraverso una parziale immunizzazione delle masse o attraverso un vaccino per ridurne l’aggressività) la formula dell’isolamento sociale dovrà perdurare rimanendo lo strumento unico, efficace ed efficiente, per la gestione del contagio; pena la morte di milioni di persone.

Il virus, se non debellato porterà ovviamente cambiamenti sociali oggettivi: nella sfera lavorativa, nel sistema formativo, nelle logiche istituzionali di governo, nel modo di concepire gli spazi pubblici, i viaggi, negli equilibri geopolitici, nella gestione interna ad una nazione e del suo ordine pubblico, nelle relazioni interpersonali, in tutto ciò che riguarda ed avvolge la sfera della prossemica umana.

Se il Virus non verrà isolato, isolerà noi, alterando totalmente le dinamiche sociali, portando a dei profondi mutamenti sociali e cambiamenti radicali, nei modi di intendere e praticare la socialità tra gli umani.

 

Convivere col virus: la disincarnazione dell’umano, la reincarnazione in Cyborg attraverso i Media-Mondo.

uomo con visore
Gli umani inizieranno a sperimentare in modo più intenso e compiuto nuove forme di socializzazione attraverso la realtà virtuale

Se nel lungo periodo (Fase 2 e successive) la malattia non verrà arrestata dovremmo purtroppo imparare a convivere con essa.  Per fare fronte a questa forma di alienazione, di “anti-socialità” gli umani dovranno abituarsi a convivere con la propria disincarnazione e praticare un’altra forma di incarnazione della socialità.

Gli umani per non sprofondare nella alienazione dell’isolamento sociale inizieranno a sperimentare in modo più intenso e compiuto – sia a livello sensoriale che percettivo – nuove forme di socializzazione, tali da sostituire i vecchi schemi della socialità del passato – face to face- con le forme della socializzazione virtuale.

In questa fase, il Virtuale si attualizza. L’umano si troverà a trascorrere maggior tempo sulla rete internet attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie. L’umano trova la sua via principale di socializzazione nella rete internet e nella realtà virtuale.

VR for surgery
Realtà aumenta nel campo della medicina e chirurgia

Ciò vuol dire che l’umano, rimane sempre più connesso – in termini di tempo e migliorando le modalità di connettività periferica – alle nuove tecnologie, e compie un salto: diventa Cyborg.

Sono certo molti sobbalzeranno sulla sedia, a sentire la parola Cyborg, che però non è così recente, ma uscita alla ribalta nei primi anni 60. Nonostante essa sembri degna solo dei libri di fantascientifica o delle proto-scienze, il concetto di cyborg è fortemente attuale ed aderente alla realtà che viviamo tutti i giorni.

Vídeo stock de Male and Female Architects Wearing (100% livre de ...

Senza rendercene conto siamo ibridati, siamo cyborg, quando utilizziamo attraverso l’interdipendenza le nuove tecnologie (sempre più spesso le utilizziamo con dipendenza) con l’ausilio di smartphone, tablet, Smart Watch, in generale quando utilizziamo le apparecchiature tecnologiche di nuovissima generazione.  Il cyborg di fatto, è l’essere umano immerso nella tecnologia e nella dimensione cibernetica.

 

 

Il Cyborg, il Simbionte, e i Media-Mondo

Elon Musk presenta il suo progetto targato Neuralink
Elon Musk, e il Progetto Neuralink: il cervello ibrido uomo-macchina

Il Cyborg è di fatto l’umano in connessione, interdipendente, ibridato ed in simbiosi con la macchina. Quanto questa simbiosi sia perfetta dipende soprattutto da quanto sia immersiva la tecnologia.

Il Cyborg (o anche detto Simbionte) vive attraverso questa esperienza simbiotica (in simbiosi) in uno stretto e diretto rapporto con l’umano, e l’umano, è in inter-connessione, in relazione di stretta interdipendenza con la macchina

Un Esempio pratico: noi e lo smartphone siamo in simbiosi, in interdipendenza, è il nostro prolungamento della mano invisibile (la comunicazione). Con lo smart phone stabiliamo in un rapporto di interdipendenza comunicativa (aspettiamo e guardiamo le notifiche, attendiamo il suono e inviamo messaggi ad altri che a loro volto attendono notifiche, aspettano il messaggio e così via).

La simbiosi è l’elemento di interconnessione tra noi e la macchina, è la modalità di compenetrazione tra noi e la macchina, e tra noi in direzione di altri “Cyborg” pure loro connessi alla rete e in rapporto mutua e reciproca di interdipendenza.

BionicWorkplace | Festo Corporate
Periferiche di ibridazione uomo-macchina (il Simbionte)

Pensate ad esempio quanto tempo teniamo in mano lo smartphone durante il giorno per comunicare con i nostri contatti (che non vediamo, che non tocchiamo fisicamente, che non abbracciamo) ma che sono vivi, che esistono in quel momento nell’ambiente virtuale. In questo ambiente non fisico, la socialità continua, la socialità in questo contesto intangibile, diventa una socialità reale.

Il virtuale si attualizza e il reale si virtualizza, i due mondi attraverso la rete e i media-mondo si compenetrano diventano inter-dipendenti, interconnessi. Come? Attraverso l’invio di messaggi, e ogni forma di comunicazione tra i due interlocutori, ma soprattutto attraverso quelle forme ove la modalità immersiva è più profonda ed tecnologicamente efficace ed efficiente: pensiamo ad esempio ai messaggi vocali, ai video, alle videochiamate, etc.

I media-mondo sono i mezzi con i quali i cyborg comunicano tra di loro, sono le sofisticate tecnologie periferiche ad alta connettività: gli smartphone, i tablet, i computer, smartwatch, i visori VR, ect.

I media-mondo entrano fino sotto le coperte

I media-mondo, pregni della loro capacità interattiva, immersiva, “aumentante”, permettono all’uomo la comunicazione attraverso la realtà aumentata ibridandolo alla macchina fornendo una esperienza percettiva, visiva sensoriale sempre più realistica ed immergente.

Noi umani di oggi, volendo o non volendo, siamo sempre più cibernetici, sempre più Cyborg, sempre più calati in una realtà che di virtuale (inteso come non reale) ha sempre di meno.

la nostra socialità umana si sposta su canali virtuali, ma che al contempo producono conseguenze reali (pensiamo a Facebook, il profilo come rappresentazione vera o falsa di noi).

Lo spazio internet e di facebook è virtuale, ma le relazioni che tessiamo in questa rete sono reali e gli effetti prodotti sono concreti (pensiamo ad una rete di pedofili che scambiano delle foto su facebook e poi vengono intercettati ed arrestati). L’ambiente il contesto è virtuale, ma le conseguenze sono reali (arresti, processi a persone che realmente sono pedofili). In estrema sintesi il virtuale si attualizza in reale, mentre reale si attualizza in virtuale. È la realtà interconnetteva ove vive il simbionte, il Cyborg.

Senza rendercene conto, siamo diventati i viaggiatori dell’invisibile degli anni 2000, i nuovi argonauti della rete. La rete è da intendersi come un vero e proprio  spazio – non fisico – da “occupare” per la nuova socialità, il luogo virtuale, ma altrettanto “reale”,  non contaminato da virus epidemici, e che ci rende almeno per ora immuni, dal contagio dei virus informatici.

 Siamo diventati – purtroppo o per fortuna ciò dipende da cosa pensate ognuno di voi – i nuovi simbionti, i nuovi cyborg, i viaggiatori di uno spazio virtuale, che popolano in modo sempre più crescente (in termini di numero di utenti) la rete internet.

Birdly è un simulatore di volo che ci fa volare in una realtà non troppo virtuale

 Giorno dopo giorno rendiamo sempre più realistica questa esperienza immersiva attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, attraverso l’incorporazione nuove periferiche, che ci permettono di implementare l’esperienza sensoriale-realistica, la capacità comunicativa, dell’essere umano proiettato in questo nuovo ambiente sociale.

Tra uomini e macchine si è sviluppato un rapporto di interazione sempre più stretto e vincolante, il questa simbiosi tra uomo e macchina  si è sviluppato il Cyborg, un nuovo tipo umano pronto per essere un umano reincarnato

 

 

[   Nel prossimo capitolo: La reincarnazione nel sociale attraverso la realtà virtuale e l’era del tempo presente dei Cyborg ]

Capitolo 5 Ezio-Genesi della Paura


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